Il Secondo Uomo di Deborah

English translation available: Deborah’s Second Man.

La sofisticata attrice inglese, un tempo additata come moglie e madre esemplare, ha fissato per luglio le sue nozze con Peter Viertel. Ma il primo marito della Kerr non si rassegna.

Dì Giorgio Berti

Deborah's second man
Deborah’s second man

Una mattina di giugno, del 1958, Deborah Kerr riunì alcuni tra i più noti giornalisti mondani di Hollywood in un ufficio della sua Casa cinematografica. « La signora Kerr », diceva il cartoncino d’invito, «deve fare alcune dichiarazioni di grande importanza.» I giornalisti si attendevano l’annuncio di qualche nuovo film particolarmente impegnativo, che Deborah avrebbe interpretato, seguita dalla consueta bicchierata d’augurio. Ma nella saletta in -cui furono introdotti, non c’erano né camerieri in giacca bianca, né bicchieri e bottiglie per i cocktails : soltanto un lungo tavolo, di quelli usati per i consigli d’amministrazione. Quando tutti ebbero preso posto, entrò l’attrice che indossava un abito nero accollatissimo, seguita da due anziani signori anch’essi vestiti di scuro. I tre si misero, in piedi, ad una delle estremità del tavolo, Debora h estrasse dalla borsetta gli occhiali e un foglietto, poi, con voce incolore lesse: « È con profondo rincrescimento che debbo annunciare la separazione avvenuta fra mîo marito e me. Spero sinceramente che saremo in grado di raggiungere un accordo amichevole per quanto riguarda i passi futuri ». E, senza aggiungere altro, sempre seguita dai due signori correttamente vestiti di scuro, uscì.

Il tono era stato quello di un ministro degli Esteri che annuncia la rottura delle relazioni diplomatiche con un altro Stato. I colum.nists rimasero sbigottiti, sia per l’inconsueto frasario, sia per la personalità di chi aveva pronunciato quelle parole. Per anni, tutte le riviste americane avevano esaltato l’unione tra Deborah Kerr e Tony Bartley come il più significativo esempio di matrimonio perfetto: la felicità di quella coppia (e di un’altra, la Debbie Reynolds-Eddie Fisher) era servita a confutare la. tesi secondo cui Hollywood è la tomba dei matrimoni. Uno dei settimanali americani a più alta tiratura aveva appena terminato di pubblicare a puntate una lunga confessione firmata da Deborah Kerr, il cui tema era « come riesco ad essere contemporaneamente una brava attrice, una moglie fedele, una mamma esemplare », che aveva commosso fino alle lacrime milioni di lettrici. Centinaia di servizi fotografici eseguiti a Pacific Palisades, la fastosa dimora hollywoodiana dell’attrice, avevano diffuso in tutto il mondo le immagini di una famiglia felice; un uomo e una donna ancora teneramente innamorati dopo tredici anni di matrimonio, tutti dediti alla sana educazione delle loro due bambine… Ed ora, improvviso, l’annuncio della fine.

La notizia rimbalzò fulminea da Hollywood all’Inghilterra, terra natale di Deborah e di suo marito. Questi si trovava a Londra, ma i giornalisti tentarono inutilmente di strappargli qualche dichiarazione. « Ho chiesto a Deborah di pensarci un anno », si limitò a dire Bartley, « vedremo quel che accade. »

Accadde che Deborah cominciò a farsi vedere sempre più spesso con lo scrittore-sceneggiatore di origine tedesca Peter Viertel, dando credito ai pettegolezzi secondo cui aveva abbandonato il marito e le figlie perché perdutamente innamoratasi di quell’uomo non bello e piuttosto in là con gli anni.

A questo punto, i giornali inglesi si scatenarono furibondi. Durante la guerra, Tony Bartley era stato un asso dell’aviazione inglese, uno dei protagonisti della sanguinosa battaglia dei cieli di Londra. Aveva abbattuto quindici apparecchi nemici, aveva compiuto imprese prodìgiose, era stato decorato personalmente da Churchill. Ed ora Deborah abbandonava lui, l’Eroe; e per chi, poi? Per un ex nemico, un tedesco. L’opinione pubblica si rivoltò indignata, come qualche anno prima si era ribellata l’opinione pubblica svedese all’annuncio che Ingrid Bergman aveva abbandonato l’inappuntabile connazionale Peter Lindström per il turbolento latino Roberto Rossellini.

Ci fu chi ancora sperava in un ravvedimento di Deborah. Ma un anno dopo, il 9 luglio 1959, il Tribunale di Santa Monica in California pronunziò la sentenza di divorzio. A1 giudice, la Kerr disse che il matrimonio con Bartley si era fatto insostenibile perché « il marita passava intere giornate immusonito, senza mai rivolgerle la parola ». Avendole il giudice fatto notare che episodi del genere accadono normalmente in tutti i matrimoni senza che per questo diventino insostenibili, rincarò la dose affermando che Tony le « impartiva sofferenze fisiche e mentali » che danneggiavano la sua carriera. Soltanto dopo la sentenza, Bartley usci dal suo silenzio, ma le sue furono nobili parole, degne di un Eroe. Disse: « Ho scongiurato Deborah di pensarci, ma evidentemente non c’era più nulla che io potessi fare. Ma non mi sento di condannare lei, qualsiasi cosa possa pensare’ dell’uomo che me l’ha rubata. Ho avuto tredici meravigliosi anni con Deborah : sono stato un uomo fortunato, se non altro per tutte le volte che la morte mi ha risparmiato in guerra. Forse dovevo avere anch’io la mia parte di sofferenze. Io voglio solo che Deborah sia felice. Le ho detto anche di non divorziare con le leggi californiane che dividono i beni dei coniugi in due parti uguali, perché gran parte di quel che possedevamo era suo. Non voglio soldi, non ne ho bisogno: tutto quel che riceverò del patrimonio, lo destinerò alle nostre figlie Melania e Francesca: Se un giorno Deborah vorrà tornare, io sono qui ad aspettarla con le bambine… ». Ancora una volta, milioni di donne piansero per Deborah Kerr, non per il suo buon senso, ora, ma per il suo egoismo.

Il 6 gennaio scorso, Deborah è giunta in volo a Londra, dove il suo ex marito ha definitivamente fissato la sua residenza (ora ha un impiego come regista della TV), per riabbracciare le figlie. Appena scesa dall’aereo, l’attrice è stata categorica: ha detto che ormai la data delle sue nuove nozze con Peter Viertel è irrevocabilmente fissata per il prossimo luglio.

Di Viertel non si- sa molto: anni fa ha pubblicato un romanzo biografico sul regista John Huston, Cacciatore bianco, cuore nero. Questo gli ha aperto le porte di Hollywood e si è messo a lavorare come revisore delle sceneggiature, un impiego di poca soddisfazione, ma molto ben remunerato. Con questo incarico, fu spedito a Vienna, dove si stavano girando gli esterni del film La fuga, un fumettone sui tragici fatti d’Ungheria, con protagonisti Yul Brynner e Deborah Kerr. A Vienna, fu il cavaliere perfetto, inappuntabile come un ufficiale prussiano, di Deborah Kerr. Grazie alla sua conoscenza della lingua locale, fu la guida dell’attrice durante le ore libere dal lavoro. Come è riuscito a far breccia nel cuore della « sophisticated lady » del cinema? Incredibile, ma semplice: colmandola di lodi, solleticandone fino alla nausea la vanità, parlandole per ore ed ore del suo lavoro, dei suoi successi, della sua bravura, di come non ci fosse attrice in grado di tenerle testa. Dal marito Tony, queste cose Deborah non se le era mai sentite dire, ed era ovvio. Tony è rimasto l’ufficiale spericolato, ma taciturno e brusco del tempo di guerra, l’uomo che, dopo averla vista una sola volta in uno spettacolo per le truppe, l’aveva chiesta in sposa con un telegramma così concepito: « Vuole essere mia moglie? Spedisca risposta entro ventiquattro ore Posta Militare numero… ». A quel tempo, tanta spartana concisione e l’alone dell’eroismo avevano commosso l’esordiente attricetta. Ora, evidentemente, la «diva» aveva bisogno di un marita che fosse anche il cantore delle sue gesta cinematografiche.
Ma di cinema, Tony (egli stesso lo ha ammesso) con Deborah non parlava mai: un po’ perché aveva inevitabilmente il pudore del difficile ruolo di principe consorte, un po’ perché egli per primo credeva a quel che Deborah raccontava ai giornalìsti e cioè che, quando rientrava in casa, l’attrice rimaneva fuori della porta, e restavano solo la sposa e la madre.

Deborah è « sbarcata » a Hollywood nel 1947: aveva ventisei anni (è nata a Helensburg in Scozia il 30 settembre i921), era sposata da due anni ed aveva già in Europa una solida fama come attrice. Hollywood, di solito poco tenera con le nuove arrivate, le riserbò accoglienze deferenti: il suo incedere distaccato, la sua eleganza raffinata, i suoi modi alteri da tipica « lady » britannica, avevano fatto colpo sulla gente della Mecca dei Cinema, malata di tutti i complessi d’inferiorità tipici dei nuovi ricchi.

Ma all’inizio, proprio questo cliché da aristocratica sofisticata rischiò di rovinarla. I produttori cercavano per lei esclusivamente parti in cui potesse portare anche sullo schermo quelli che erano i suoi atteggiamenti della vita privata. I film furono un disastro. Probabilmente, Deborah sarebbe lentamente scivolata nel dimenticatoio, se non le fosse capitata la grande occasione con Da qui all’eternità. Questo film, che è stato la salvezza per tanti attori apparentemente già condannati alla fine (basti pensare a Frank Sinatra e ad Ernest Borgnine), ce la mostrò finalmente vera, finalmente donna, nei panni della moglie insoddisfatta che finisce fra le braccia del ruvido Burt Lancaster. La scena dei due amanti in costume da bagno, avvinghiati sulla spiaggia lambita dalle onde dell’oceano, fece fremere le platee di tutto il mondo. Fu l’inizio del trionfo. Lanciatissima, Deborah arrivò a un soffio dall’Oscar per l’interpretazione di Il re e io con il  nuovo astro Yul Brynner: un film non di particolari meriti artistici, ma che ebbe un enorme successo popolare in tutto il mondo.

I giornalisti avevano intanto scoperto chela nuova stella di Hollywood, la raffinata « sophisticated lady », capace di essere anche una donna sensuale, brava al punto di apparire stupenda anche facendosi vedere brutta e sciatta come in Tavole separate, aveva una vita privata esemplare: un marito Eroe, due amori di bimbe rigidamente educate all’europea, una casa dove non si davano mai feste bislacche e rumorose. Tutti gli ingredienti necessari per stupire e commuovere il buon pubblico americano e dimostrargli che il Bene può dimorare invitto anche in casa del diavolo.

Poi è arrivato Peter Viertel e, infrantosi nel frattempo anche il matrimonio Reynolds-Fisher a causa di Liz Taylor e quello Glenn FordEleanor Powell, i poveri fotoreporters non sanno più dove andare a pescare la « vita-intima-della-tipica-famiglia-felice-di-Hollywood ».

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